Cose che fanno piacere

Non sempre quando si scrive le cose vanno come si vorrebbe, ma fa piacere vedere alla Biblioteca civica Villa Amoretti in bella mostra la mia Storia del fantasy edita da Anguana.
In attesa dell’Enciclopedia del fantasy, che terminerò entro giugno dell’anno prossimo dopo aver scritto prima il saggio su Game of thrones è senz’altro una soddisfazione.

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Il mio libro su Once upon a time

Yume edizioni ha pubblicato il mio saggio su Once upon a time, in cui racconto sette stagioni di una serie comunque di culto, i suoi personaggi, i suoi episodi, le sue tematiche, ma anche come le fiabe continuano ad essere fondamentali e a ispirare film, telefilm, fumetti e romanzi.
I miei personaggi preferiti sono e restano Regina e Tremotino, ma anche Uncino ha un suo perché.
Potete acquistare il libro a questo link o in qualsiasi libreria.

Come scrivere e altro stuff

Ho trovato in giro questo simpatico schema su come si scrive: io la narrativa la scrivo andando di fila, con uno schema di partenza con i nomi dei personaggi e gli eventi, mentre la saggistica salto da un capitolo all’altro, facendo prima quelli per cui mi sento più ferrata e pronta.

Ecco poi un altro po’ di riflessioni creative e non, il mio famiglio resta il gatto e sul resto comunque concordo…

Ancora sullo stare a casa

Dalla Norvegia giunge la notizia secondo cui il nuovo trend, in un Paese dove non c’è certo un clima mite, è stare a casa a leggere un libro, sorseggiando vino e ascoltando musica.
In parallelo è venuto fuori che pare che chi sta a casa anziché andare in giro per locali è più intelligente. Per conto mio è innanzitutto un problema di palanche, come dicono a Genova, uscire tutte le sere, o anche solo una sera alla settimana, costa e non poco, preferisco spendere i soldi in fiere del fumetto, librerie e fumetterie, in attesa di riprendere a viaggiare verso luoghi da scoprire o riscoprire.
Ho sempre odiato andare in discoteca, un must negli anni Ottanta e se non ti piaceva era out, mentre adoro andare a mangiare fuori, ai concerti, al cinema, oltre che nei già citati posti.
Credo che non bisogna demonizzare né lo stare a casa né lo uscire, basta fare queste cose con convinzione e non come ripiego o perché lo fanno tutti/e o perché non ho più l’età per fare certe cose. E a proposito di uscire, io continuo a preferire andare in negozi virtuali anziché regalare soldi a sfruttatori come Amazon e compagnia bella.
Certo, l’autunno invoglia a volte a stare a casa, tenendo conto che noi creativi una buona parte del lavoro lo facciamo a casa, ma ogni tanto usciamo anche, mirando le nostre uscite verso qualcosa che veramente ci interessi.

Ancora sulla scrittura e il lavoro creativo

E’ notizia recente che in Norvegia gli artisti e i creativi sono stipendiati dallo Stato, una cosa che secondo una persona che ho incontrato recentemente dovrebbe essere la norma.
A me basterebbe uno non che non si dica più che chi fa lavori creativi e artistici è uno scioperato/a, due che quando tu racconti che ti occupi di cose artistiche, culturali e creative non ci sia più nessuno che ti chiede Ma poi che altro lavoro fai?(questo è il mio lavoro), tre che nessuno dica mai più a un creativo di qualsiasi tipo queste cose sono un hobby, trovati un lavoro serio.
Per il resto, io sono contro i sussidi, mentre sono per creare lavoro serio e retribuito, nel pubblico e nel privato. Ma certe cose e certi atteggiamenti dovrebbero davvero sparire.

Età, tempi e cose da fare

Proprio oggi, l’amico scrittore e non solo Luca Tarenzi ha pubblicato su Facebook un post in cui esalta i 40 anni come età ideale, molto meglio dei 20.
Non potrei essere più d’accordo, visto che ho odiato con tutte le mie forze la mia adolescenza e tutto lo schifo che mi è toccato fare,  tutte le scelte sbagliate che ho fatto e che sto ancora scontando, tutta la solitudine senza prospettive che ho vissuto.
Certo i problemi ci sono, acciacchi compresi, ma pazienza, quello che ho in cambio in termini di consapevolezza, sogni diventati progetti e quindi realizzati come quello di scrivere, frequentazioni, non più solitudine, scoperta di tante belle cause di cui occuparsi, impegno sociale, abbandono di brutte abitudini non mie, scomparsa di modelli assurdi, liberazione da certi schemi, è mille volte di più.
Sabato sarò a Carmacomics con il mio libro, domenica Portici di carta e non solo, ogni giorno ci sono cose interessanti da fare, poi ci sono tante questioni in sospeso ma gira e rigira sono tutte legate allo schifo di tanti anni fa, che spero pian piano di lavarmi via di dosso, come il fango con una bella doccia.
Poi ogni tanto perdo qualcosa o qualcuno a cui tengo, come Eusebio, ma temo che faccia parte della vita e dei suoi rischi…

Resettare o aggiungere?

Ci sono momenti della vita in cui bisogna resettare tutto da zero e ripartire, a me è capitato due volte, una nel 1996 e l’altra nel 2008.
In altri, invece, si aggiungono competenze senza buttare via quello che uno sa fare, come mi sta succedendo adesso, dove quindi devo vagliare le cose da aggiungere e quelle da lasciar perdere e soprattutto come dividermi tra cose collaudate e novità, tenendo conto che io comunque sono attratta dalle novità e da far sempre qualcosa di diverso.

Comunque, ci sono momenti in cui è fondamentale buttarsi tutto dietro, guardare avanti, rottamare, soprattutto quando si è legati ad abitudini, schemi, attività non tue ma che fai perché imposte, per la forza dell’abitudine, per il quieto vivere e per tante altre cose sbagliate. Resettare e ripartire è molto terapeutico, anche in età adulta, ma bisogna anche salvare il salvabile e aggiungere o implementare con nuovi spunti.
Non sono cose facili, ma sono doverose.

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