Spunti e punti fermi

Eh sì, capita, mai come in questo periodo, di avere dei momenti no, quando capisci tutto quello che non tornerà più indietro e tutto quello che si è perso per sempre, tra l’altro vedendo sempre più lontano il ritorno della normalità.
Allora si sclera, anche di brutto, e poi si sta peggio, e l’unico modo per cercare di guarire è cercare nuovi spunti e stabilire alcuni punti fermi da cui non scostarsi.
Ho trovato questa bella frase in giro, sul profilo di una persona che non stimo particolarmente, ma la frase è bella: I want to lose myself in the music, give my soul to art, forget that I have a name and become the kind of beautiful that is only found in the heart. Per chi non conosce l’inglese, la traduzione è Voglio perdermi nella musica, dare la mia anima all’arte, dimenticare il mio nome e diventare il tipo di bellezza che si trova solo nel cuore.
Non facile, ma qualcosa si può provare a fare, cercare di essere creativi, coccolarsi, coccolare qualcuno di vivo, umano o animale che sia, riordinare la propria vita e le proprie idee, rileggere un libro o un fumetto che si è amato o riguardare un film o una serie TV di cui si è fan, ascoltare musica.
In attesa che il mondo là fuori torni quasi normale o che almeno torni qualche cosa bella…

A questo giro non resto a casa

Certo, ormai siamo in autunno inoltrato e in teoria questa è la stagione giusta per stare in casa, a fare coccole al gatto e cose creative, e non è che non faccia queste cose, ci mancherebbe.

Ma ho deciso di evitare di rinchiudermi nel mio quartiere e in casa come ho fatto a marzo e aprile, anche perché uno ho preso la buona abitudine di camminare un bel po’ ogni giorno (con la visiera e non con l’ignobile e soffocante mascherina) e due librerie e fumetterie a questo giro sono aperte e funzionanti, comprese quelle dell’usato e le bancarelle.

Il pomeriggio lo passo a casa, anche perché non c’è nessuna delle attività culturali a cui collaboro o a cui partecipo e poi c’è l’enciclopedia del fantasy da portate avanti, ma il mattino grazie no, io esco e non resto a casa.
Tra l’altro mi pare che si stia assottigliando il fronte dei lucchettari duri e puri che a marzo e aprile rompevano l’anima nell’ordine a chi portava a spasso il cane, a chi andava a correre, alla casalinga che secondo loro andava troppo spesso a fare la spesa e a chiunque per loro usciva troppo, forse la crisi comincia a mordere e meno male da un lato.

Passerò quasi sicuramente le domeniche a casa, non ci sono eventi in giro e il resto lo riesco a fare negli altri sei giorni, ed è anche bello un giorno alla settimana stare a casa, a fare maratone di film fantasy e a leggere in compagnia felina. Ma per il resto no, grazie.

Stanca di essere introversa per forza…

Sì, mi piacciono molte delle cose di qui sopra, essere da sola non è un problema, ma sono stufa che certe cose vengano imposte, per anni ho criticato come tanti altri la Chiesa cattolica perché non capiva i veri problemi della gente con la sua morale sessuale repressiva, ma adesso direi che questo governo e i loro scagnozzi non capiscono niente dei problemi delle persone, problemi economici, emotivi, sociali, di esigenze personali.
In questa settimana avrebbe dovuto esserci Lucca Comics, che avverrà on line, io sto portando il mio supporto alle fumetterie di Torino, almeno ad una parte, perché è tanto bello stare in casa a leggere, scrivere e coccolare Felix, ma questo è possibile solo se il mondo là fuori non è una distopia mal scritta.
E poi vale il principio di questo cartello.
Io lavoro da casa, o almeno posso fare una buona parte delle mie attività da casa, scrivere, tradurre, fare editing, impaginazione, grafica, ma ci sono cose che ho messo da parte a malincuore, come il cat sitting (chi va in vacanza e mi lascia i gatti da guardare in questo momento) e l’organizzazione eventi. E no, non si può andare avanti così.

Finché librerie, fumetterie e bancarelle dei libri saranno aperte continuerò ad uscire e a visitarle, camminare fa bene alla salute e rinforza il sistema immunitario. Perché non si può vivere chiusi in una bolla, con la paura della morte, cosa inevitabile tra l’altro, dimenticandosi di vivere.