Le sirene di Rumiko Takahashi

Confesso: lo spunto per L’immortalità della sirena l’ho preso da quello che, secondo me, è il capolavoro di Rumiko Takahashi, e cioè la Mermaid Saga, storia di un ragazzo e di una ragazza che sono diventati immortali mangiando carne di sirena e che vagano incontrandosi e scontrandosi con altri loro simili, in un mondo sospeso nel tempo tra modernità e tradizione.
Un manga struggente e terrificante, fiabesco e drammatico, in cui l’autrice per conto mio ha dato il meglio di sé: nel nostro Paese è uscito in un’edizione a volume unico con le prime tre storie per Granata Press,  e in tre volumetti per Star Comics. Inoltre ci sono due film d’animazione, La foresta delle sirene e Mermaid’s Scar. E’ un’opera che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato/a di manga ed anime e anche di ogni patito/a del fantastico.
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La dea Bastet

Il punto focale del mio romanzo Le eredi di Bastet, edito da Anguana edizioni, è il culto della dea Bastet, dalla testa di gatto, una dei protagonisti del pantheon egizio.
Nel libro immagino che le dee abbiano delle prescelte ed eredi, e scelgo Bastet perché è una divinità che da sempre mi affascina, adorando anch’io i gatti: in tutti i musei egizi che ci sono nel mondo, a cominciare da quello di Torino, sono conservate effigi della dea Bastet, tra statuine, dipinti e mummie dei gatti.
Bastet ha poi continuato la sua strada nelle divinità diventando Diana nella cultura classica.

Genova e L’immortalità della sirena

La vicenda de L’immortalità della sirena inizia e torna in vari punti a Genova, città che io adoro, come adoro tutti i suoi dintorni, sarà per il quarto di sangue ligure che ho nelle vene, per le canzoni di De André, per i palazzi rinascimentali e barocchi, per i carugi, per la meravigliosa focaccia di Recco con la quale mi rimpinzo tutte le volte che vado giù.
Considerata, come Torino, per anni solo una città industriale, Genova offre musei, palazzi bellissimi, viuzze rimaste tali e quali per secoli, il porto e il mare: l’ideale se si vuole pensare ad una storia d’avventura, ma anche per una passeggiata respirando l’aria di mare.
Palazzo Doria esiste, ha uno dei giardini più belli d’Italia in stile rinascimentale a terrazze, dove vive una simpaticissima famiglia di pavoni che mi hanno regalato una loro piuma. 

Le tre città delle eredi di Bastet

Le eredi di Bastet, edito da Anguana, si svolge in tre città che mi stanno molto a cuore: Torino, Londra e Parigi.
No, non ci sono storie di triangoli magici e altre amenità, semplicemente ho scelto queste città una perché è la mia e le altre perché ci ho passato dei bellissimi periodi dela mia vita, scoprendo anche aspetti poco turistici o comunque interessanti.
La Torino de Le eredi di Bastet comprende le leggende sul tempio egizio sotto la Gran Madre, vicino alla quale io ho passato i primi trentun anni della mia vita, i vicoli del centro, i sotterranei, Piazza Statuto e le zone residenziali; la Parigi de Le eredi di Bastet è quella del Marais e del Quartiere Latino, ma anche del Canale St. Martin che, per la cronaca, si vedeva anche nel bellissimo film Il favoloso mondo di Amelie. La Londra de Le eredi di Bastet comprende luoghi che adoro, come il British Museum, Notting Hill e la deliziosa cittadina residenziale di Richmond, oltre Kew (altro posto splendido).
Tutti questi posti hanno lasciato in me ricordi bellissimi: ci tornerò nella vita reale e ci tornerò nella vita letteraria, per altre storie.

Marysue e Martysue

Marysue era, a quanto pare, una coprotagonista di una fanfic su Star Trek in cui l’autrice aveva messo molto di se stessa. L’equivalente al maschile si chiama Martysue. Entrambi sono il riflesso dell’autore in una fanfiction o anche in una storia originale.
Del resto già Gustave Flaubert diceva della sua Emma Bovary Madame Bovary c’est moi, e Louisa May Alcott mise nella sua Jo March molto di lei stessa, anche se non poté farla a sua immagine e somiglianza fino in fondo, visto che dovette farla sposare. Si consolò con la Nan de I ragazzi di Jo.
L’importante è farlo in maniera un po’ originale e non troppo becera: io stessa ho messo molto di mio in alcuni personaggi secondari di alcune fanfic che ho scritto (che poi in Buffy ad esempio c’è già il mio alter ego, Willow, e anche in parte Rupert Giles) ma anche nelle mie storie originali, piene di single felici, magari un po’ lelle, amanti dei gatti, che svolgono professioni creative e che spesso hanno i miei stessi gusti cinematografici e letterari. Del resto siamo ciò che siamo, siamo anche ciò che abbiamo letto e visto, ciò che sentiamo, e dato che la scrittura è prima di un lavoro una passione e un modo di autoanalizzarsi è inevitabile che nella stessa rientrino le nostre pulsioni e la nostra possibilità. Ci saranno sempre Marysue e Martysue, in tutta la letteratura.

 

La palestra delle fanfiction

Alzi di mano chi di noi cresciuti a pane, cartoni animati, film e telefilm non ha mai pensato ad un finale alternativo per i suoi personaggi preferiti, a vedere magari Terence e Candy sposati o Lady Oscar e André che non morivano. Tra l’altro, in Italia, nel lontano 1980, il giornalino della televisione Telepiù lanciò il concorso Racconta Candy in tv, per scrivere un finale del cartone animato Candy Candy, che altri non era che un primo esempio di fanfiction. E la sottoscritta è abbastanza vecchia per averci partecipato.
Le fanfiction, nate nei Paesi di lingua anglosassone già negli anni Sessanta sulle fanzines, hanno avuto grande impulso su Internet: e un bel giorno noi fan ci siamo accorti che era un vero e proprio filone. I puristi letterati storcono il naso di fronte alle fanfiction, perché si usano personaggi già noti e non si potrà mai sperare di pubblicare un romanzo su questo, ma per me sono state per esempio un’ottima palestra per non perdere la sana abitudine di scrivere in un periodo in cui mi volevo occupare di altre cose.
Ho scritto fanfiction su Candy, Lady Oscar, X-Files e Buffy, quattro fandom molto ricchi in questo senso, con tante tematiche. Se il fandom fanficccaro di Candy vive essenzialmente su un finale che non è un finale e che ha deluso tutti coloro che sognavano di vedere Candy e Terence insieme, quello di Lady Oscar offre digressioni sul tema delle donne guerriere, reincarnazioni, cross over con altre storie, finali alternativi. Su X-Files si può spaziare tra stagioni virtuali alternative agli episodi televisivi (come quella italiana, alla quale partecipai attivamente anni fa, o come quelle che riscrissero gli episodi senza Mulder delle ultime due stagioni),  seguiti post serie tv e secondo film, cross over con altri serial, le ben note storie slash di amori omosessuali (adoro la coppia Mulder / Krycek), storie romantiche, angosciose ma anche francamente molto erotiche al limite del porno tra Mulder e Scully, tutti generi che ho frequentato sia come lettrice che come autrice. Per Buffy abbiamo storie slash, storie erotiche con varie coppie, ma anche seguiti, storie alternative di cacciatrici, cross over, storie del passato dei personaggi, in particolare dei vampiri.
Ovviamente ci sono anche fanfiction su altri universi, quali Harry Potter, Il signore degli anelli, film come Labyrinth, Spazio: 1999 (le prime fanfic che ho letto sul web!), Heroes, Cold case e ognuno cerchi le storie scritte dai fan del suo film o telefilm o fumetto preferito, non rimarrà deluso.
Ultimamente ho un po’ trascurato il genere come scrittrice, ho in predicato una decima stagione virtuale di X-Files post I want to believe, vari seguiti di Buffy dopo la settima stagione, oltre che un seguito di Candy Candy e poi altre cose. Non potrò mai pubblicarle, ma danno soddisfazioni!