Le sirene di Rumiko Takahashi

Confesso: lo spunto per L’immortalità della sirena l’ho preso da quello che, secondo me, è il capolavoro di Rumiko Takahashi, e cioè la Mermaid Saga, storia di un ragazzo e di una ragazza che sono diventati immortali mangiando carne di sirena e che vagano incontrandosi e scontrandosi con altri loro simili, in un mondo sospeso nel tempo tra modernità e tradizione.
Un manga struggente e terrificante, fiabesco e drammatico, in cui l’autrice per conto mio ha dato il meglio di sé: nel nostro Paese è uscito in un’edizione a volume unico con le prime tre storie per Granata Press,  e in tre volumetti per Star Comics. Inoltre ci sono due film d’animazione, La foresta delle sirene e Mermaid’s Scar. E’ un’opera che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato/a di manga ed anime e anche di ogni patito/a del fantastico.
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Genova e L’immortalità della sirena

La vicenda de L’immortalità della sirena inizia e torna in vari punti a Genova, città che io adoro, come adoro tutti i suoi dintorni, sarà per il quarto di sangue ligure che ho nelle vene, per le canzoni di De André, per i palazzi rinascimentali e barocchi, per i carugi, per la meravigliosa focaccia di Recco con la quale mi rimpinzo tutte le volte che vado giù.
Considerata, come Torino, per anni solo una città industriale, Genova offre musei, palazzi bellissimi, viuzze rimaste tali e quali per secoli, il porto e il mare: l’ideale se si vuole pensare ad una storia d’avventura, ma anche per una passeggiata respirando l’aria di mare.
Palazzo Doria esiste, ha uno dei giardini più belli d’Italia in stile rinascimentale a terrazze, dove vive una simpaticissima famiglia di pavoni che mi hanno regalato una loro piuma.