La mia prima presentazione

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C'è sempre una prima volta: e domenica 17 gennaio prossima, alle 17, presenterò alla libreria Coop di piazza Castello 113 di Torino i tre libri che ho scritto per la Iacobelli editore su Candy Candy, Capitan Harlock e Sailormoon.
Diciamo che la cosa mi agita un attimo: se penso che fino a tre anni fa ero un'infelice precaria con la doppia vita di scrivere racconti e fanfiction sul web e di aggiornare il mio sito… Diciamo che sono felice di aver saputo dare una svolta alla mia vita, grazie anche alle occasioni che mi sono state date di rimettermi in gioco studiando, di riprendere contatti più fruttuosi sul lavoro e sulla scrittura, nello scaricarmi di dosso tante cretinate. E domenica, presentazione alla Coop, sperando che sia la prima di molte, perché continuerò e sto continuando a scrivere.
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Nostalgia, nostalgia canaglia

No, non voglio parafrasare Al Bano, ma come non pensare a questo di fronte alla mostra Manga Impact,che si è aperta ieri al Museo del cinema, e che sarà accompagnata da una retrospettiva al cinema Massimo, da un mercatino di manga il 27 in via Montebello, e da un ciclo di proiezioni il sabato pomeriggio e di conferenze il venerdì presso la Bibliomediateca Mario Gromo di via Matilde Serao?
Ci sono voluti trent’anni, anzi trentuno, dal primo avvento degli anime in Italia, perché un’istituzione pensasse a manga e anime, e fa effetto vedere i modellini dei robottoni che tante polemiche provocarono, le copertine dei 45 giri che tutti noi otaku quarantenni (e non solo gli otaku) hanno maneggiato nella loro infanzia e adolescenza, le copertine
di Cartoni in tv, i rodovetri di Jeeg robot d’acciaio (io piango ancora quando vedo l’episodio della morte di Flora) e di Lady Oscar (tra l’altro c’è del bel materiale su Oscar anche alla bella mostra su Maria Antonietta alla Casa del Conte verde a Rivoli), le locandine dei film di montaggio su Heidi e su Candy (a cui fu aggiunto il finale fittizio
di Candy che sposa Terence, cosa non vera). Fa effetto e commuove, perché ormai anche manga e anime sono entrati nell’immaginario collettivo, perché sono il simbolo della nostra vita di bambini, ragazzi e poi adulti (io e tanti altri guardiamo ancora gli anime e leggiamo i manga, e magari traviamo figli e nipoti con loro, come faccio io cone mia nipote, che si sta appassionando a Sailormoon, a Il
mistero della pietra azzurra, a Card Captor Sakura), perché abbiamo sognato, pianto, riso con questi personaggi, perché sono una parte di noi. Ciascuno di noi è anche i libri che ha letto, i film che ha visto, la musica che ha ascoltato, gli hobby che ha avuto, e come negare l’importanza di manga e anime? Nessuno si mette a pensare che quelli
erano gli anni migliori della nostra vita, quando si aspettava la nuova puntata di Candy Candy, quando ci si scambiavamo le figurine, quando abbiamo aspettato con trepidazione l’ultima puntata di Goldrake perché sembrava che per Actarus non ci fosse più niente da fare, quando si sognava con André e Terence, ma sono stati parte di noi, e quei ricordi sono per tutti noi, come dice il protagonista di Un’ottima annata, magnifici.
Poi siamo cresciuti, e in tanti non abbiamo dimenticato i nostri beniamini. Abbiamo visto i manga arrivare nelle nostre edicole e librerie, abbiamo visto le fiere del fumetto moltiplicarsi, abbiamo scoperto che non eravamo soli nella nostra passione, e qualcuno di noi ha potuto realizzare qualche sogno legato: diventare disegnatore, sceneggiatore, fare un sito in tema, scrivere articoli, andare in Giappone. Ma anche chi non è rimasto otaku ne parla con affetto: ricordo che anni fa ero a Pino torinese in cerca di una manifestazione e entrai in un negozio di cose orientali. Mi riconobbe la proprietaria, era una ragazza che faceva un anno in meno di me alle medie e si ricordò della nostra comune passione per Candy. E quando qualche mese fa ho ricontattato una mia compagna di classe delle medie via Facebook
abbiamo riparlato di Candy e degli altri anime. Perché sono in noi, nel nostro cuore, nei nostri sogni.

A Torino Comics

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Ho passato questi ultimi tre giorni andando e venendo a Torino Comics al Lingotto, giunto ormai alla sua quindicesima edizione.
Ricordo ancora l'entusiasmo di quindici anni fa, quando anche Torino iniziò ad ospitare uno di quegli eventi magici che fino ad allora mi ero andata a cercare a Lucca e a Milano.Tranne un anno, nel 1996, non mi sono persa nessuno degli eventi, l'ho vista cambiare di sede, ho visto crescere il cosplay, ho passato degli anni a fare shopping selvaggio e degli anni come questo a osservare, e devo dire che ci va una volta all'anno una cosa così. Come appassionata di fumetti e otaku, è cambiato comunque il mio approccio al mondo dei fumetti, prima ero una fan onnivora, oggi sono selettiva, mi interessano determinati filoni ed eventi collegati, quali il cosplay e il mondo degli shojo manga. A questa fiera ho amato molto la bella mostra su Lady Oscar nello stand Yamato, la presentazione de Il teatrino delle bambole morte, sul mondo gotico vittoriano, il libro di Tamara Deroma I sette demoni reggenti e la gara di cosplay, sempre uno spettacolo. Si cambia, io sto cambiando, ma i fumetti mi piacciono sempre, sono quasi vent'anni che sono diventata una otaku a tutti gli effetti.
E mi ha fatto un certo effetto vedere il mio libro su Candy in certi stand, peccato non aver ricevuto ancora le mie copie…

Harlock icona della destra?

E' uscito il mio secondo libro per la Iacobelli, su Capitan Harlock, e proprio in questi giorni mi è capitato sotto mano un interessante saggio sulla nuova destra italiana, chiamato Bande nere. Interessante e ovviamente agghiacciante, per chi come me da sempre si sente antifascista e antinazista.
C'è un capitolo sui miti della nuova destra, e con mio sommo disappunto vedo che c'è Capitan Harlock, oltre a Il signore degli anelli e a La storia infinita, due storie che ho sempre adorato. Che posso dire a difesa di personaggi e storie che sento parte del mio immaginario, senza che io sia una fanatica di Adolf Hitler, di Mussolini e di un'ideologia che ho sempre combattuto, al punto di prendermi insulti al liceo?
Finché i miti di questa destra erano Stallone e Schwarzenegger (le cui foto troneggiavano insieme a quelle di Mussolini in casa di una tizia con la quale ho prontamente troncato ogni rapporto anche se era gattofila e topo di biblioteca come me, anche perché ha cercato di farmi fidanzare con un suo amico di estrema destra come me pur sapendo che io ho fatto del mio zitellaggio una bandiera di libertà, come quella di Harlock!) era un conto, personaggi che non amavo, ma quando vedo personaggi in cui mi sono riconosciuta la cosa mi disturba. E trovo pericolosa questa strumentalizzazione, così come trovo pericolosa la strumentalizzazione che la destra e la Lega hanno cercato di fare verso le feste celtiche, altre cose che adoro.
Non tutti gli appassionati di fantasy, di anime giapponesi e di cultura celtica sono dei fanatici nazifascisti: c'è anche gente come me, di sinistra, femminista, pro gay, animalista, vegetariana, contro il tifo da stadio, antirazzista: e mi disturba che qualcuno si impossessi di simboli e miti che non sono nazisti. Anzi, io Harlock me lo vedrei più come eroe dei centri sociali: pochi sanno che la splendida sigla di Albertelli e Tempera dovette essere mitigata perché inneggiava all'anarchia.

L’emozione del primo libro

Candy

Dopo anni di scrittura su Internet di fanfiction e racconti, dopo anni di articoli per pubblicazioni varie, un saggio amatoriale sul mondo otaku pubblicato anni fa su un cd in allegato a Benkyo!, posso finalmente dirmi una scrittrice di libri, grazie alla casa editrice Iacobelli, che ha cominciato a pubblicare il primo dei tre saggi che ho scritto sugli anime giapponesi, quello su Candy Candy. Seguiranno a breve quello su Capitan Harlock e quello su Sailormoon.
Sto aspettando con impazienza le copie che mi spettano di questi saggi e dubito che li avrò prima di Torino Comics: ma l'emozione di aver scritto un libro,anzi tre, e di quelli seri, per i quali un giorno o l'altro vedrò dei soldi, è enorme, mi sento come Jo March nel finale del film di Piccole donne. E mi sento realizzata, sento di aver fatto bene a non mollare la passione per la scrittura, una passione solitaria, mal vista in questa società dove sembra che socializzare sia l'unica cosa che conti. Sempre sperando che la Iacobelli mi mandi presto i libri…

Cose per ragazzi


Mi  sono laureata con una tesi su Emilio Salgari e continuo ad interessarmi di letteratura e film per ragazzi, e non solo per una sindrome di Peter Pan non digerita. Certe cose, effettivamente, vanno lasciate a loro, vedi non ultimo il libro della serie Vampirates che ho letto nei giorni scorsi. Altre sono piacevolissime anche per noi adulti.
In attesa del prossimo film di Harry Potter, per il quale sono già in fibrillazione, segnalo come libro il fantasy medievale Grimpow, come film City of Ember, il mistero della città di luce.
Grimpow è un fantasy di ambientazione storica, tra misteri, Templari, monasteri e tornei, una storia appassionante, divertente e ben documentata. City of Ember, sfortunato fantasy (ma non è il solo, ha fatto buca anche l’ottimo La bussola d’oro, e Moonacre è stato rimandato ancora nelle nostre sale), mescola lo steampunk al Dottor Caligari, con un ottimo cast (nel quale segnalarei l’ottima Saoirse Ronan, già vista in Espiazione, e il mitico comandante di Spazio: 1999 Martin Landau) e un finale aperto.
In fondo se una storia è ben narrata a chi importa il suo pubblico?