Ancora sullo stare a casa

Dalla Norvegia giunge la notizia secondo cui il nuovo trend, in un Paese dove non c’è certo un clima mite, è stare a casa a leggere un libro, sorseggiando vino e ascoltando musica.
In parallelo è venuto fuori che pare che chi sta a casa anziché andare in giro per locali è più intelligente. Per conto mio è innanzitutto un problema di palanche, come dicono a Genova, uscire tutte le sere, o anche solo una sera alla settimana, costa e non poco, preferisco spendere i soldi in fiere del fumetto, librerie e fumetterie, in attesa di riprendere a viaggiare verso luoghi da scoprire o riscoprire.
Ho sempre odiato andare in discoteca, un must negli anni Ottanta e se non ti piaceva era out, mentre adoro andare a mangiare fuori, ai concerti, al cinema, oltre che nei già citati posti.
Credo che non bisogna demonizzare né lo stare a casa né lo uscire, basta fare queste cose con convinzione e non come ripiego o perché lo fanno tutti/e o perché non ho più l’età per fare certe cose. E a proposito di uscire, io continuo a preferire andare in negozi virtuali anziché regalare soldi a sfruttatori come Amazon e compagnia bella.
Certo, l’autunno invoglia a volte a stare a casa, tenendo conto che noi creativi una buona parte del lavoro lo facciamo a casa, ma ogni tanto usciamo anche, mirando le nostre uscite verso qualcosa che veramente ci interessi.