Sulla realizzazione

Su Facebook è comparso questo meme, che lì per lì non mi è dispiaciuto, anche se è a tratti troppo qualunquista e schematico. Io leggo, adoro i cambiamenti e ho sempre detestato chi li respinge, ho degli obiettivi, sono sempre in cerca di nuove cose da imparare e non sto a passare la vita a tagliare i panni addosso al prossimo, come facevano alcune casalinghe depresse della zona dove ho passato infanzia e adolescenza. Però spesso i nostri fallimenti non avvengono per colpa nostra, o meglio è perché non veniamo messi in condizione di poter scegliere, soprattutto da giovanissimi. Riguardo a pensare ai propri diritti, mi pare sacrosanto, così come in certi casi si può sentire risentimento. Purtroppo la vita non è mai così netta, soprattutto se si è dei creativi.

Altra immagine che fa riflettere, ma io non sarei così pessimista, dipende sempre da che target si ha.

La draghessa principessa è simpatica, ma comunque essere principesse non è questa gran cosa, a meno di non chiamarsi Xena o Leia. La Storia è piena di principesse infelici, da Sissi a Grace Kelly, da Maria Antonietta a Diana, meglio realizzarsi in altro modo, magari guardando ad altri modelli.

La depressione è un bel problema, che conosco bene, per fortuna non passo le mie giornate a letto e cerco di reagire e non ho mai rinunciato a progetti per l’ansia mia, semmai per quello degli altri…

Due belle frasi celebri da tenere presente nella costruzione della propria realizzazione. Del resto, non c’è niente di speciale ad essere normale, e comunque come diceva Franco Basaglia Visto da vicino nessuno è normale

Io credo che comunque noi donne in particolare dobbiamo liberarci dal peso di aspettative non nostre, stereotipi, luoghi comuni su cosa è utile e cosa no, su cosa è decoroso e cosa no, complessi, retaggi di generazioni precedenti che è ora di buttare nel cesso e cercare di trovare la nostra vera realizzazione, che non è certo a casa come le mamme e le nonne (e nemmeno tutte…). Comunque a me le persone trasgressive come Madonna sono sempre tanto piaciute…

E ahinoi in questo momento un ostacolo alla realizzazione è anche il caldo… Vabbé, bisogna conviverci, comunque a Torino da qualche giorno è vivibile e scrivere con il ventilatore a palla addosso non è poi così male.

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Per ora scrivo…

E’ passato ormai un mese dalla fine del Salone, io continuo a portare avanti vari progetti, lottando contro scazzi e mazzi,  e anche con i segni di scarsa considerazione che trovo in ambienti al di fuori dalla scrittura.
Il caldo latita, e direi che forse è anche un bene, purtroppo fino a dopo l’estate niente corsi di disegno e fotografia e le altre cose sono sospese, tranne appunto scrivere. Per cui la scrittura resta la mia attività principale, al momento, insieme alle ricerche per i libri, le letture, le visioni, le conferenze stampa e le recensioni. La cosa non mi spiace, ma io mi sento spesso soffocare se mi fossilizzo su una solo attività, ho bisogno di spaziare su più cose, ma per ora scrivo e faccio i conti con una vita sociale non certo per fortuna da hikikomori ma che a tratti è un po’ limitata, anche se comunque oggi ci sono mille prospettive in più di una volta.
Diciamo che non sono come nel meme qui sotto, e per fortuna.

Sperando sempre di trovare persone con cui condividere interessi, passioni e progetti, perché quelle spesso latitano, le ho trovate al Salone ma fuori, tra librerie che agonizzano e chiudono dopo mesi che non sono mai aperte e gente che ti snobba bocciando tutte le proposte di attività che proponi loro non è proprio il massimo.

 

Scrittura e momenti bui

Scrivere o fare qualsiasi altro lavoro creativo è gratificante, ma a volte ci sono periodi non proprio bellissimi, magari perché non hai il giusto riconoscimento intorno a te, magari perché si sentono solo brutte notizie, da convegni deliranti e retrogradi a episodi contro gli animali e razzisti, magari perché subentrano problemi di salute, che ostacolano le normali attività e ti chiudono in casa senza gran voglia di lavorare.
Del resto la depressione esiste, non ha impedito a gente come Van Gogh di creare cose splendide e non è detto che renda musoni, tante persone sono depresse e nessuno lo avrebbe mai detto, oltre a quelli qui sotto cito anche Ugo Tognazzi e Veronica Pivetti.


Che si fa? Si cerca di tirare avanti e di reagire, cercando di scegliere quali sono le persone da ascoltare e quelle da evitare, ci si circonda di cosa e chi si ama, gatto compreso, si stringono i denti, si trangugia e si va avanti. Comunque mai dire alle persone depresse che c’è chi sta peggio di loro (grazie al cavolo, lo sanno) e mai dire che dovrebbero mollare quello di cui si stanno occupando per fare altro, soprattutto a noi creativi…

 

Vantaggi e svantaggi del lavoro da casa

Carina l’immagine qui sopra sul lavoro da casa, anche se su certe cose non ci siamo molto, chiarisco che quando scrivo mi lavo comunque tutti i giorni e mi cambio regolarmente le cose sporche. Creativo non vuol dire barbone, c’è sempre questo stereotipo.
Certo, c’è un gatto, c’è la tuta, ci sono gli spuntini, ma altre cose no, io comunque esco sempre, anche quando non sono impegnata con corsi, tra ricerche in biblioteca, seminari in giro per la città, aggiornamenti, commissioni, cinema, raduni, musei, conferenze e conferenze stampa. Non potrei vivere e non potrei portare avanti molte delle mie attività senza un’interazione con il mondo esterno, il virtuale aiuta ma non è tutto.
Le vignette sono carine, ma la vita reale è comunque un’altra cosa, e meno male.

Trovati un lavoro serio….

Eh, sì, chiunque di noi creativi, che siamo scrittori, disegnatori, fumettisti, sceneggiatori, artigiani, illustratori, ci siamo sentiti dire almeno una volta, da persone magari convinte di fare il nostro bene la seguente frase: la cosa di cui ti occupi (ognuno scriva la sua) è un hobby, non un lavoro, trovati un lavoro serio!
Quanta rabbia… ho pagato questa frase, in un contesto già di suo disfunzionale da anni, con una bella depressione, per cui ho deciso, per salvare la mia pelle, di non ascoltare più queste cavolate, che anche se dette in buona fede (insomma… avrei qualcosa da ridire) sono pure cattiverie.
Certo, in Italia si ragiona come sessant’anni fa, basti pensare che all’Ufficio di collocamento non riconoscono vari lavori e qualifiche, e se a questo aggiungi persone che continuano a credere di essere in un punto imprecisato tra gli anni Trenta e i Cinquanta il servizio è completo.
Ragionare in base ad un mondo in cui esistono solo contadini, operai e impiegati è semplicemente miope e non capire che le cose sono cambiate ancora di più. Io spero che nessuno venga più a sindacare le mie scelte di vita (a parte i minus habens del collocamento), ma so già che sarà difficile, un po’ perché tanta gente non conosce l’arte di farsi gli affari troppi e perché stiamo andando indietro anziché avanti…