Scrittura e momenti bui

Scrivere o fare qualsiasi altro lavoro creativo è gratificante, ma a volte ci sono periodi non proprio bellissimi, magari perché non hai il giusto riconoscimento intorno a te, magari perché si sentono solo brutte notizie, da convegni deliranti e retrogradi a episodi contro gli animali e razzisti, magari perché subentrano problemi di salute, che ostacolano le normali attività e ti chiudono in casa senza gran voglia di lavorare.
Del resto la depressione esiste, non ha impedito a gente come Van Gogh di creare cose splendide e non è detto che renda musoni, tante persone sono depresse e nessuno lo avrebbe mai detto, oltre a quelli qui sotto cito anche Ugo Tognazzi e Veronica Pivetti.


Che si fa? Si cerca di tirare avanti e di reagire, cercando di scegliere quali sono le persone da ascoltare e quelle da evitare, ci si circonda di cosa e chi si ama, gatto compreso, si stringono i denti, si trangugia e si va avanti. Comunque mai dire alle persone depresse che c’è chi sta peggio di loro (grazie al cavolo, lo sanno) e mai dire che dovrebbero mollare quello di cui si stanno occupando per fare altro, soprattutto a noi creativi…

 

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Vantaggi e svantaggi del lavoro da casa

Carina l’immagine qui sopra sul lavoro da casa, anche se su certe cose non ci siamo molto, chiarisco che quando scrivo mi lavo comunque tutti i giorni e mi cambio regolarmente le cose sporche. Creativo non vuol dire barbone, c’è sempre questo stereotipo.
Certo, c’è un gatto, c’è la tuta, ci sono gli spuntini, ma altre cose no, io comunque esco sempre, anche quando non sono impegnata con corsi, tra ricerche in biblioteca, seminari in giro per la città, aggiornamenti, commissioni, cinema, raduni, musei, conferenze e conferenze stampa. Non potrei vivere e non potrei portare avanti molte delle mie attività senza un’interazione con il mondo esterno, il virtuale aiuta ma non è tutto.
Le vignette sono carine, ma la vita reale è comunque un’altra cosa, e meno male.

Trovati un lavoro serio….

Eh, sì, chiunque di noi creativi, che siamo scrittori, disegnatori, fumettisti, sceneggiatori, artigiani, illustratori, ci siamo sentiti dire almeno una volta, da persone magari convinte di fare il nostro bene la seguente frase: la cosa di cui ti occupi (ognuno scriva la sua) è un hobby, non un lavoro, trovati un lavoro serio!
Quanta rabbia… ho pagato questa frase, in un contesto già di suo disfunzionale da anni, con una bella depressione, per cui ho deciso, per salvare la mia pelle, di non ascoltare più queste cavolate, che anche se dette in buona fede (insomma… avrei qualcosa da ridire) sono pure cattiverie.
Certo, in Italia si ragiona come sessant’anni fa, basti pensare che all’Ufficio di collocamento non riconoscono vari lavori e qualifiche, e se a questo aggiungi persone che continuano a credere di essere in un punto imprecisato tra gli anni Trenta e i Cinquanta il servizio è completo.
Ragionare in base ad un mondo in cui esistono solo contadini, operai e impiegati è semplicemente miope e non capire che le cose sono cambiate ancora di più. Io spero che nessuno venga più a sindacare le mie scelte di vita (a parte i minus habens del collocamento), ma so già che sarà difficile, un po’ perché tanta gente non conosce l’arte di farsi gli affari troppi e perché stiamo andando indietro anziché avanti…